La Borsa e Lady Spread sono orfane di Monti ma piangono soltanto un po’

Il primo impatto sui mercati della crisi di governo è stato rilevante ma non catastrofico come le cassandre prevedevano nel fine settimana. In una giornata iniziata in maniera negativa per le Borse europee, poi risalite, è comunque Milano ad avere perso di più: meno 2,2 per cento in chiusura, trascinata dai titoli bancari. Lo spread tra titoli italiani e Bund tedeschi ha superato i 364 punti base (dai 323 di venerdì) chiudendo a 351, mentre i rendimenti dei Btp a dieci anni sono saliti al 4,5 per cento e i Cds (credit default swap) sui titoli italiani, strumenti finanziari di assicurazione contro il fallimento dell’emittente, sono tornati ad apprezzarsi.
6 AGO 20
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Il primo impatto sui mercati della crisi di governo è stato rilevante ma non catastrofico come le cassandre prevedevano nel fine settimana. In una giornata iniziata in maniera negativa per le Borse europee, poi risalite, è comunque Milano ad avere perso di più: meno 2,2 per cento in chiusura, trascinata dai titoli bancari. Lo spread tra titoli italiani e Bund tedeschi ha superato i 364 punti base (dai 323 di venerdì) chiudendo a 351, mentre i rendimenti dei Btp a dieci anni sono saliti al 4,5 per cento e i Cds (credit default swap) sui titoli italiani, strumenti finanziari di assicurazione contro il fallimento dell’emittente, sono tornati ad apprezzarsi. Perciò è elemento di preoccupazione, notano alcuni osservatori, il fatto che a dicembre dovranno essere rimborsati circa 60 miliardi in titoli di stato soprattutto a lungo termine; con un allargamento dello spread l’operazione diverrà più costosa. “Non bisogna drammatizzare le reazioni dei mercati”, ha commentato il premier Mario Monti a Oslo, anche perché l’attuale governo è ancora in carica.
Perché, dunque, tanta agitazione? Gli investitori cercano già di comprendere se dopo le dimissioni di Mario Monti – che verranno formalizzate una volta approvata la legge di stabilità – ci sarà un governo in grado di portare avanti il rigore di bilancio e le riforme garantiti dall’esecutivo tecnico. Non a caso Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, ha rilasciato ieri un’intervista al Wall Street Journal assicurando stabilità e rispetto degli impegni presi con l’Europa. A pesare è poi l’incertezza sulla composizione del prossimo Parlamento, e di conseguenza la sua capacità decisionale che dev’essere incisiva in tempo di crisi, considerato anche il timore che possano rafforzarsi formazioni anti austerity o anti europeiste. Più semplicistico, invece, pensare che siano state le sole mosse dell’ex premier Silvio Berlusconi, che venerdì ha fatto capire di essere pronto a ricandidarsi, a spingere ieri al ribasso la Borsa e ad aver fatto risalire lo spread. “Ci possono essere anche motivi tattici o basati sui fondamentali per ‘vendere Italia’ dopo il rally degli ultimi mesi – notano gli analisti di JW Partners – ma il ritorno di Berlusconi non è uno di questi. Non nel senso che sia un fatto positivo, ovvio, ma nel senso che non può avere un impatto di medio lungo periodo sulla vicenda politica italiana”. Chi detiene i titoli di stato italiani, insomma, più che a queste ore convulse guarda d’improvviso al medio-lungo periodo. L’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau osservava ieri che agli investitori sta mancando l’appiglio fornito dall’affidabilità di Monti, peraltro sopravvalutata: “L’anno di Monti è stato come una bolla, che è stata una buona cosa per gli investitori finché c’era, ma ora si è sgonfiata. E probabilmente non servirà molto tempo agli italiani e agli investitori stranieri per realizzare che poco è realmente cambiato durante l’anno passato, eccetto il fatto che l’economia è caduta in una profonda depressione”. Dello stesso tipo l’avvertimento dell’agenzia di rating Standard & Poor’s.
L’agenzia di rating S&P’s, intervenendo nel fine settimana e all’indomani dell’annuncio di Berlusconi, ha chiarito che l’allarme riguarda soprattutto la capacità del prossimo governo di rimanere sulla linea di rigore tracciata da Monti. Gli analisti inglesi di Capital economics ribadiscono che “era soltanto una questione di tempo prima che riemergessero le preoccupazioni sulla posizione dell’Italia. Dopotutto, nonostante un certo ottimismo sulle riforme strutturali del governo Monti, la performance dell’economia ha continuato a essere molto carente”. A conferma che l’economia italiana resta stagnante, ieri l’Istat ha certificato un calo del pil nel terzo trimestre dello 0,2 per cento e un calo del 2,4 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; è il quinto risultato negativo consecutivo. Risollevare la produzione industriale – in calo del 6,5 per cento nei primi dieci mesi dell’anno sullo stesso periodo del 2011 – sarà una priorità del prossimo governo. La banca d’affari americana Morgan Stanley, in una ricerca di ieri (“Political cliff”), fa notare che in media due settimane prima e due settimane dopo una crisi di governo la Borsa tende a perdere almeno 5 punti percentuali e poi, spiegando i problemi dell’economia italiana “in una prospettiva di medio periodo”, aggiunge che “la questione più importante per il prossimo governo in carica è come rafforzare il tessuto economico nazionale e raggiungere un ‘new normal’ verso una crescita sostenuta”.
Tra i dubbi che hanno animato la giornata finanziaria, c’è inoltre la possibilità che l’Italia debba fare richiesta di aiuti alla Banca centrale europea, attraverso il meccanismo Omt, e al Meccanismo di stabilità europeo (Esm). In ogni caso dopo la Spagna. “L’instabilità che notiamo andrà probabilmente avanti fino alle elezioni (febbraio, ndr) e se allora le cose si stabilizzeranno non credo che si arrivi a una richiesta di aiuto”, dice al Foglio Benedicta Marzinotto, resident fellow del think tank Bruegel di Bruxelles. “In questi mesi sicuramente non accadrà per il semplice motivo che non c’è un governo che può fare domanda. Dopo le elezioni dipenderà da chi le vincerà. Ad esempio, Berlusconi non lo farebbe perché fa una campagna elettorale che enfatizza la sovranità nazionale in contrasto con le istituzioni europee. E nel caso di una maggioranza forte che comprenda anche Monti, il problema rientra da sé”.
E’ invece fuori di dubbio, sostengono gli analisti della società finanziaria inglese Schroders, che al momento l’Italia sia tornata il centro dell’incertezza in Europa. Gli analisti danno come scenario più probabile una vittoria del Pd, “ma quali saranno i principali alleati rimane incerto”.